All in # 11 – La sconosciuta

Nel frattempo, Vanessa si era portata avanti con la seduzione del giovane barista, mentre Moreno era rimasto lì dove l’avevamo lasciato: seduto al piano a masticare musica e sentimenti. Perché ci stava così male a vedere Vanessa fare la troia con il barista? Non la vedeva da due anni ed era geloso come se fosse la sua donna da sempre. Qualcosa non andava. Riesaminò l’intera storia con lei e in particolare l’epilogo. Lui l’aveva trovata a letto con Lorenzo un pomeriggio estivo che era rientrato prima senza avvertirla. Non aveva detto niente ed era uscito di casa come un sonnambulo. La sua donna e il suo migliore amico, tradito da entrambi. Era troppo per lui. Si era rifugiato tra le braccia della sua ex moglie, che era sempre pronta a riprenderselo, e aveva lentamente e faticosamente rimosso il tremendo trauma. Non ne aveva più parlato con Lorenzo e nemmeno con Vanessa. Aveva indossato i panni dell’indifferente per non mostrare le ferite del cuore, ma sotto sotto, li amava e li odiava ancora.
Erano appena scoccate le due quando Vanessa, avvicinando la bocca all’orecchio destro di Moreno, ci soffiò dentro: “Non torno in albergo, vado con lui”, poi lo baciò sulla bocca. Lui provò a dire qualcosa, ma lei gli mise un dito sulle labbra e aggiunse: “Non dire niente, lo so, sono in debito con te, ma mi farò perdonare, vedrai” e volò via come un’ instancabile ape. Moreno rimase a fissare il punto dove era apparsa per un frame, poi si alzò dal piano come farebbe un vecchio e uscì da quel maledetto locale del cazzo. L’aria gelida della notte lo sferzò costringendolo a incassare la testa tra le spalle e tirare su il bavero del piumino fino alla bocca. “Adesso salgo in camera e mi sparo una bella sega davanti a un film porno” pensava mentre arrancava verso l’albergo. L’uomo sopravvive a tutto. Il suo edonismo riemerge da qualsiasi tempesta. Quando fu a pochi passi dalla meta gli si affiancò per un istante una figura altrettanto imbacuccata ma più di fretta; lo superò quasi correndo e lui non fece in tempo a vederla in faccia (la figura). La vide entrare nella hall e togliersi subito il passamontagna per sciogliere una massa impressionante di capelli color fuoco. Lui esitò un attimo prima di entrare, gli piaceva scoprirla da lì, attraverso i cristalli della porta. Lei in piena luce e lui in penombra, come un guardone. Quando Moreno entrò a sua volta, lei si voltò per un attimo: era una dea. Moreno non ne era sicuro, ma gli era sembrato di cogliere un non so chè di voluttuoso in quello sguardo solo per un attimo incrociato. Una sorta di invito che aveva letto nel profondo dei suoi occhi di smeraldo. Sotto la luce bianca della hall Moreno vide che aveva anche le lentiggini. Una vera rossa con gli occhi verdi! Il suo ideale di donna divenuto realtà. Arrivarono insieme davanti all’ascensore. Lui non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. Lei guardava fisso il bottone lampeggiante della chiamata. Lui era estasiato anche dal suo profilo: fronte alta, naso greco, bocca pronunciata sopra un mento leggermente sporgente; una delizia. Lo sfiorò anche il dubbio che fosse un’allucinazione frutto del suo stato di profonda prostrazione associato all’abuso di eccitanti e alcolici. Le porte scorrevoli si aprirono silenziose e loro due entrarono insieme. L’atmosfera ovattata e sorda dell’ascensore incrementò la tensione attrattiva che si era subito manifestata tra di loro. Lui aveva il cuore in gola e lei una prepotente ipersalivazione. Stavano salendo verso vette inviolate di lussuria, lo sapevano entrambi. Le loro camere erano allo stesso piano, l’ultimo, come le loro ipertrofiche libido. Lei uscì dall’ascensore e si diresse verso la propria camera come se fosse sola. Lui la seguì come se non ci fosse. Insomma, tutta una serie di suggestioni coerenti ma simulate li condusse a mettere in scena se stessi sulla base di una sceneggiatura scritta a quattro mani che più o meno si potrebbe riassumere come segue.
La sconosciuta non si era accorta che lo sconosciuto le si era infilato in camera con l’agilità di un gatto; si sfilò il soprabito lasciandolo cadere a terra con noncuranza, come se fosse completamente presa da altri pensieri, e si diresse verso il bagno seguitando a togliersi gli abiti, lasciandoli poi cadere a terra, uno dopo l’altro, come se volesse lasciare una traccia fisica del proprio passaggio, come se volesse essere sicura di essere trovata. Lui la guardava da dietro, in controluce. La vide sfilarsi la gonna, vide le gambe lunghe e dritte, il culo rotondo incorniciato da deliziose mutandine di pizzo nero, la schiena invitante, le spalle morbide. Non potè fare a meno di tirarlo fuori e di cominciare a masturbarsi. Lei si tolse il reggiseno svelando lo splendore del proprio seno, poi si tolse le mutandine, lentamente, come se fosse consapevole di essere spiata. Quando sparì nella doccia, lo sconosciuto si mosse e con passo felpato raggiunse la camera da letto. Si nascose dietro la pesante tenda oscurante in trepidante attesa. Lei non si fece attendere. Indossava una vestaglia da notte di seta pura e aveva raccolto i fiammeggianti capelli dietro la nuca. Quando lui la vide attraverso un piccolo spiraglio della tenda, rimase abbacinato dalla grazia e l’eleganza del suo collo. Così faceva veramente pensare a una dea, a un essere soprannaturale creato dal desiderio degli uomini. Lei sollevò le coperte e ci si infilò sotto. Ben presto la sua mano prese a scivolare verso la sua fica nella calda e cieca intimità del letto. Quando la temperatura interna diventò insopportabile, si scoprì. Lui fu come stordito da quel gesto; gli apparve improvvisamente quello che stava immaginando da qualche minuto: lei con entrambe le mani in mezzo alle cosce, a gambe aperte e la testa rovesciata indietro. Una visione splendida, viva, fremente, sudata, peccaminosa, sfacciata, provocante, intima e, proprio per questo, esibita. Il crescendo del piacere era accompagnato da fremiti improvvisi, contrazioni e decontrazioni muscolari. Lui adesso voleva vederla in volto, leggere la sua voglia su quei lineamenti ineffabili, quelle lentiggini da ragazzina. Lasciò il proprio nascondiglio e strisciò fino al letto come un ladro. Lei seguitava a gemere di piacere ad occhi chiusi. Improvvisamente udì una voce maschile sussurrarle: “A che stai pensando, mia dea?” Senza riflettere e senza aprire gli occhi, rispose: “A un guardone che si masturba guardandomi” “ E poi?” “ Se lo mena ancora e mi si avvicina fino a sborrarmi in faccia”. Lui se lo stava menando ed era vicino all’orgasmo, ma si trattenne per godere ancora di quel momento e chiese: “E poi?” “Poi glielo prendo in bocca e lo pulisco a fondo con la lingua” “ E poi?” chiese ancora lui mentre la sollevava da un fianco per metterla a pancia sotto – E poi mi lascio prendere da dietro – rispose lei con la voce impastata dalla saliva – E poi? – La incalzò lui, mentre cercava la sua fessura col suo incandescente cazzo – E poi..mi faccio inculare – Da chi? – Dal guardone – E poi? – chiese ancora lui, mentre le leccava il buchino – E poi ne voglio tanti, dietro di me che mi inculano a turno mentre te lo succhio – Siiii, quanti ne vuoi? – Tanti, voglio essere sfondata, aperta in due, affogata di sperma caldo – Siiii, sei la mia zoccolaaaaaa (Continua)

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