All in # 14 – Alta tensione

In quello stesso momento Lorenzo stava riguadagnando la propria camera per farsi una doccia. Doveva assolutamente rinfrescarsi dopo l’incandescente amplesso orale appena portato a termine con quella diavolessa di Carmela.
Mentre si lasciava rinfrescare la mente dalla tiepida pioggia artificiale della doccia, gli apparve chiaro che quella donna lo irritava non solo nelle parti basse, ma anche a livello psichico. Lo irritava che lei cercasse solo quello, che non gli avesse concesso nient’altro, neanche un bacio. Conosceva solo la voracità della sua bocca: gli altri suoi orifizi del piacere gli erano sconosciuti. Non gli sarebbe dispiaciuto scoparla, ad esempio. Quando aveva ancora la bocca libera gli aveva detto che per lei il suo cazzo in gola era il massimo del godimento, il resto le piaceva meno della metà. “Ma una volta te la do la mia fichetta ricciuta, stai tranquillo” aveva aggiunto leccandosi le labbra prima di infilarselo tutto in bocca. “Una volta è troppo generico, lascia il tempo che trova”, si disse mentre usciva dalla doccia più nervoso di prima. Ma in realtà il suo umore era nero per un altro motivo: il litigio con Vanessa. Sapeva di essersi comportato da stupido e non se lo perdonava. La immaginava impegnata in rocamboleschi amplessi, in mirabolanti avventure sessuali che lui non avrebbe mai conosciuto.
In quel momento udì dei rumori provenire dal corridoio esterno. Accostò un occhio, quello più vicino, allo spioncino della porta, ma riuscì a intravedere solo una scarpa femminile che scomparve quasi subito. La curiosità ebbe il sopravvento e aprì la porta quel tanto che bastava per sbirciare nel corridoio: erano un uomo e una donna che stavano discutendo sottovoce in attesa dell’ascensore. Riconobbe la voce di Moreno. Si vestì di corsa e uscì sperando di trovarli ancora lì. Erano ancora lì. Qui ci vorrebbe una musica tensiva, le parole non bastano. Il primo a voltarsi fu Moreno che cambiò di colore all’istante, come se gli mancasse la terra sotto i piedi, e poi finse di non averlo visto. Anna, invece, si voltò e continuò a fissarlo fino a quando non le fu a pochi centimetri. La figura e le movenze di Lorenzo non lasciavano mai indifferente una donna, ma nel caso di Anna si trattò di un vero e proprio colpo di fulmine. Capì che stava parlando dal movimento delle labbra, ma non lo udiva: era stordita da quella apparizione improvvisa, travolta dalla sensualità virile di quell’uomo sconosciuto, ammirata dall’armonia perfetta del suo corpo. Moreno capì subito che qualcosa era successo e, forte delle passate esperienze, prese l’iniziativa per non rimanere ancora una volta tagliato fuori: “Ciao, Lorenzo, capiti a fagiolo, lei è Anna ed è una donna fantastica, una superdonna direi, devi assolutamente conoscerla..meglio”. Lorenzo era a sua volta molto colpito dalla bellezza della nuova conquista di Moreno, ma rimase ancora più colpito dalle sue parole. “Me la sta spingendo tra le braccia?” si chiese tra il tentato e il sospettoso.
Scesero in sala da pranzo, Vanessa non c’era e Anna ne occupò il posto a tavola senza farsi domande. Era troppo presa da Lorenzo. Quell’uomo risvegliava in lei l’istinto primordiale dell’accoppiamento in maniera diretta, quasi brutale. Non aveva bisogno di riti erotici, fantasie, finzioni, per desiderare di fare l’amore con lui.
Moreno condusse le danze a suo piacimento e al dessert c’erano tutti i presupposti per una travolgente sessione a tre. Ma successe qualcosa di inaspettato. Fecero il loro ingresso al ristorante altri tre rappresentanti del genere umano, ma assortiti in maniera opposta: un uomo e due donne. Una era Vanessa.
Si sedettero a un tavolo non distante dal loro. Quell’albergo stava diventando troppo piccolo, incestuoso. I sentimenti, le occhiate, i dubbi di sei persone, si incrociavano e si intrecciavano nel ristretto spazio di pochi metri quadrati.
Vanessa si sforzò di non dare a vedere la rabbia che l’aveva invasa non appena aveva visto “quella” seduta al suo posto, ma non ci riuscì: i suoi occhi lanciavano anatemi di fuoco sia su Lorenzo che su Moreno, i quali rimasero attoniti per qualche istante prima di ritrovare la giusta espressione circostanziale. Moreno, che già giocava in difesa con Anna e Lorenzo, dovette trovare le risorse spirituali per affrontare quella ulteriore alienazione sentimentale ostentando indifferenza. Lorenzo, che già pregustava le lentiggini di Anna, invece, dimostrò tutta la sua sorpresa lasciando cadere la mandibola inferiore e strabuzzando gli occhi come un cartoon. Vedere la sua Vanessa insieme a quei due gli faceva ribollire il sangue e non aveva nessunissima intenzione di nasconderlo. Anna non capiva cosa fosse successo, anche se, quando aveva incrociato lo sguardo di Vanessa, qualcosa lo aveva intuito. Decise di restare in attesa degli eventi.
Nell’altro tavolo l’atmosfera era di tutt’altro tipo. Erano reduci da una fantastica seduta mattutina di sesso a tre e, sia Sergio che Gioia, apparivano rilassati e allegri. Solo Vanessa aveva un’espressione contrariata e lo sguardo mortifero. Gioia se ne accorse e le chiese il motivo di quel brusco cambiamento di umore – Niente, è solo che i nostri vicini di tavolo sono miei…conoscenti – rispose lei cercando di ritrovare un’espressione del viso meno corrucciata. Gioia, che, per la prima volta in vita sua si sentiva attratta da un’altra donna non solo dal punto di vista sessuale, cercò di capire meglio: “Ah, li conosci, e chi sono?” “I due uomini, lei non so chi sia. Loro sono due malati, due fottuti sesso dipendenti”. Gioia non resistette e disse: “Come noi” “Peggio, considera che sono qui da neanche due giorni e che, come minimo, hanno già fatto sesso con una decina di persone..vittime della loro bulimia sessuale” rispose Vanessa alzando il tono della voce appena sopra il livello discrezionale. “Niente male per dei maschietti” la provocò Gioia “Si, proprio niente male, peccato che siano due stronzi” commentò Vanessa pronunciando l’ultimo aggettivo sostantivato due toni sopra.
Le reazioni dall’altro tavolo a scontro non si fecero attendere. Lorenzo, in preda a un’incazzatura senza precedenti, esordì dicendo ad alta voce:”Qualcuno in questa sala ha proprio la faccia come il culo!” Il suo sguardo era rivolto verso l’alto, come alla ricerca di un’approvazione divina. Gli fece eco Vanessa, anch’ella rivolta al cielo: “E qualcuno, in questa sala, non sa stare al mondo”. Istintivamente, gli altri, seppur consci dell’efferatezza del dialogo a distanza a cui stavano assistendo, non poterono fare a meno di guardare il soffitto a loro volta. Un cameriere tutto di bianco vestito, sbiancò e guardò anche lui il soffitto: “Che c’è? I lampadari…il terremoto!?” Il panico serpeggiò freddo tra le caviglie di tutti i presenti per qualche interminabile secondo per poi disperdersi in una risatina isterica collettiva non appena si sentì la voce di Vanessa dire ad altissima voce:” Niente terremoto, signori, stavamo solo ringraziando il Signore per l’abbondante pasto”. Chiarito l’agghiacciante equivoco, ognuno riprese a fare quello che stava facendo, ma con un pizzico in più di leggerezza. Il pericolo scampato dà sempre una sorta di ebrezza post adrenalinica, ma non per i nostri sei eroi che, non avendo avvertito il pericolo, non produssero né adrenalina prima, né endorfina poi. L’incidente aveva provvidenzialmente interrotto lo scontro verbale tra Vanessa e Lorenzo, ma i rispettivi umori non erano cambiati. Moreno approfittò del silenzio per ripassare mentalmente gli accadimenti delle ultime 48 ore. Il suo eccentrico intento era stabilire chi di loro tre aveva fatto più sesso.
Dopo la fatidica cena lo avevano fatto in tre sul sedile posteriore dell’auto , poi, a Saint-Vincent, Lorenzo aveva intercettato la gola profonda di Carmela, dopo di che Vanessa e lui medesimo avevano agganciato Maria. Fino a qui, un sostanziale pareggio. Nel pomeriggio Vanessa, nelle vesti di spia, aveva sedotto uno degli impiegati, e Lorenzo una delle impiegate, mentre lui aveva riposato. La sera Vanessa aveva avviluppato un giovane barista e lui aveva incontrato la lussureggiante Anna. Classifica parziale: Vanessa 4, Moreno 3, Lorenzo 3. Dopo il litigio durante il pranzo, Lorenzo era schizzato via ancora con Carmela, lui aveva di nuovo amato Anna, e Vanessa, a quanto pareva, si era insinuata in una coppia di scambisti. Classifica finale: Vanessa 5, Moreno 4, Lorenzo 4. Persone coinvolte: 8. In un barlume di coscienza si chiese se fosse normale un’attività sessuale così serrata, ma poi fu preso da un altro pensiero: lui e Lorenzo avevano l’occasione per raggiungere Vanessa in testa alla classifica.
Anna la rossa, in tutto questo, non aveva detto né fatto niente. La sua mente era in vacanza, al suo posto c’era il desiderio, l’attrazione atavica per quell’uomo bello e sano: la perpetuazione e il miglioramento della specie. Non lo dava a vedere, ma non vedeva l’ora di andare in camera e farci l’amore. La presenza di Moreno non la infastidiva, anzi la considerava un’aggiunta, un tocco di indispensabile perversione. Non le piaceva il sesso scontato, convenzionale, anche se con Lorenzo lo avrebbe fatto in qualsiasi situazione, anche la più comune. Lo immaginava nelle più svariate vesti: “Sono in casa da sola e mi sto preparando ad uscire, quando sento bussare alla porta. Guardo dallo spioncino e lo vedo con la divisa da postino, bello come il sole. Lo faccio entrare. Lui mi consegna una busta, la apro, estraggo la lettera, c’è scritto a caratteri cubitali: ti voglio. Un fremito mi attraversa da capo a piedi, come una frustata improvvisa. Sento la mia fica agitarsi sotto le mutandine e miei capezzoli destarsi e indurirsi. Mi ha lanciato un incantesimo! Lui mi guarda e capisce che ha fatto centro. Mi si avvicina e mi bacia. La sua bocca è rovente, la sua lingua prepotente. Sento la sua mano infilarsi sotto la gonna mentre il suo odore di maschio mi manda in estasi. Gli metto entrambe le mani sulle spalle e poi sul petto: i suoi muscoli sono tesi e tonici. Lui mi infila la mano tra le cosce e poi l’avambraccio: mi solleva prendendomi da lì, e mi mette seduta sul tavolino della cucina, spazza via tutto quello che c’è sopra con un sol gesto, mi apre le gambe e io mi sdraio. Le mie gambe sono nude, la mia fica calda, indosso solo delle mutandine bianche, lui me le sfila baciandomi e accarezzandomi dappertutto, poi mi tira a se prendendomi per le caviglie. Sento il suo cazzo in mezzo alle cosce, le apro del tutto e lui me lo infila dentro: è caldo, vivo..lungo e duro. Mi sfonda, mi apre, mi invade, mi sfrangia, mi infilza, mi esplora, mi sbatte, mi spacca in due, mi separa da me stessa. Apro gli occhi, lo vedo sopra di me: ha gli occhi aperti e mi fissa le lentiggini, sembra un dio, un meraviglioso dono dal cielo che mi sta scopando a dovere sul tavolo da lavoro della mia cucina. (Continua)

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